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	<title>Professione Foto &#187; still life</title>
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	<description>Fotografia, color management, mostre, corsi</description>
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		<title>Essere o non essere&#8230; rock &#8211; part 2</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Denis]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essere o non essere&#8230; rock , il dilemma continua ed anche la nostra storia: ecco la seconda ed ultima parte del racconto di questo lavoro. La conversione del Raw non necessita particolari interventi, un minimo di regolazione delle curve, un controllo al canale del rosso, vista la monocromaticità della scena e un&#8217;approfondita verifica dell&#8217;assenza di moirée, considerato il potenziale alto rischio derivante dalla trama fine del tessuto ed il gioco è fatto. Esportato il file .Tif in Photoshop, dopo una regolazione più fine dei rapporti di contrasto passiamo al confronto diretto con la fisica dei materiali e al mio tentativo&#160;<a href="https://www.professionefoto.eu/news/essere-o-non-essere-rock-part-2/" class="read-more">Continua</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Essere o non essere&#8230; rock</strong> , il dilemma continua ed anche la nostra storia: ecco la seconda ed ultima parte del racconto di questo lavoro.</p>
<p>La conversione del Raw non necessita particolari interventi, un minimo di regolazione delle curve, un controllo al canale del rosso, vista la monocromaticità della scena e un&#8217;approfondita verifica dell&#8217;assenza di moirée, considerato il potenziale alto rischio derivante dalla trama fine del tessuto ed il gioco è fatto.</p>
<p>Esportato il file .Tif in Photoshop, dopo una regolazione più fine dei rapporti di contrasto<a href="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step2.jpg" rel="lightbox[1001]" title="Essere o non essere... rock - part 2"><img class="alignright  wp-image-1002" alt="teschio_step2" src="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step2.jpg" width="402" height="268" /></a> passiamo al confronto diretto con la fisica dei materiali e al mio tentativo di piegarla al mio volere, perché sono certo che Stephen Hawking abbia ragione e che nelle dimensioni parallele della teoria delle stringhe, ce ne sia almeno una nella quale anche zigomi ed arcata sopracciliare generano dei bellissimi e simmetrici punti di tensione&#8230;ma non avendo, per ora, trovato la strada per accedervi, ripiego su un nuovo layer, sul corretto metodo di fusione dello stesso, sugli strumenti di alterazione che il software di Adobe mette a disposizione e, dopo aver lavorato di fino sulla selezione, ecco le mie agognate pieghe in tutto il loro plausibile splendore pronte a suscitare quella sensazione di pressione e tensione che avevo in mente per realizzare il desiderio del cliente.</p>
<p>Ultimata la fase “correttiva” della post-produzione, sono ora pronto per gli ultimi due interventi dal carattere più “creativo”.</p>
<p><a href="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step3.jpg" rel="lightbox[1001]" title="Essere o non essere... rock - part 2"><img class="alignleft  wp-image-1003" alt="teschio_step3" src="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step3.jpg" width="401" height="266" /></a>Innanzitutto, voglio agire sul tessuto, troppo nuovo e pulito per intonarsi all&#8217;atmosfera consumata del nostro mucchio d&#8217;ossa e per farlo è sufficiente la sovrapposizione di una texture che, con l&#8217;appropriato metodo di fusione e dopo l&#8217;opportuna modifica con gli strumenti di alterazione di Photoshop per renderla coerente con le tensioni del tessuto reale, mi darà quell&#8217;aria lisa della quale avevo bisogno.</p>
<p>Infine voglio porre un maggiore accento su alcuni specifici dettagli del teschio, come le <a href="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step4.jpg" rel="lightbox[1001]" title="Essere o non essere... rock - part 2"><img class="alignright  wp-image-1004" alt="teschio_step4" src="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step4.jpg" width="401" height="267" /></a>cavità orbitali, le crepe, i denti e quelle tante altre piccole parti che saranno in grado di fare la differenza a lavoro ultimato e per farlo userò il solito buon vecchio livello in modalità “luce soffusa” riempito di grigio al 50% sul quale andrò direttamente a dipingere i punti di luce e le ombre.</p>
<p>Siamo così giunti alla fine, resta solamente da creare le versioni specifiche e ottimizzate per le varie destinazioni, web, stampa, archivio cliente ecc&#8230; modificando ad hoc dimensioni in pixel, risoluzione, applicando le specifiche maschere di contrasto ed operando le opportune conversioni colore.</p>
<p>Il lavoro è terminato, ho avvisato via e-mail Stefano per concordare la visione dello scatto definitivo ultimato. Nel frattempo è calata la notte e mentre gli altoparlanti dello stereo diffondono nello studio “Slave to the Grind” degli Skid Row ad un volume forse un po&#8217; eccessivo, do un ultimo sguardo alla fotografia ultimata&#8230;funziona&#8230;Rock &#8216;n&#8217; Roll Baby!!!</p>
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		<title>Essere o non essere&#8230; Rock &#8211; Part 1</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Denis]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte capitano dei lavori interessanti&#8230;e decisamente fuori dall&#8217;ordinario. La proposta arriva dal maestro orafo Stefano della gioielleria “Creazioni Orafe” di Gallarate. Con loro avevo già in corso un altro lavoro per la linea di anelli “Stone”, gioielli di loro creazione dalla lavorazione molto originale e dalle linee decise che rendono giustizia al loro nome, ma questa volta le carte in tavola cambiano di parecchio. Stefano fonde con il suo lavoro la sua anima più rock ed è da qui che nasce la sua nuova linea di gioielli in argento “ Rock &#8216;n&#8217; Roll Baby”. Per l&#8217;immagine che deve rappresentare&#160;<a href="https://www.professionefoto.eu/news/essere-o-non-essere-rock-part-1/" class="read-more">Continua</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A volte capitano dei lavori interessanti&#8230;e decisamente fuori dall&#8217;ordinario.</p>
<p>La proposta arriva dal maestro orafo Stefano della gioielleria “Creazioni Orafe” di Gallarate. Con loro avevo già in corso un altro lavoro per la linea di anelli “Stone”, gioielli di loro creazione dalla lavorazione molto originale e dalle linee decise che rendono giustizia al loro nome, ma questa volta le carte in tavola cambiano di parecchio.</p>
<p>Stefano fonde con il suo lavoro la sua anima più rock ed è da qui che nasce la sua nuova linea di gioielli in argento “ Rock &#8216;n&#8217; Roll Baby”.</p>
<p>Per l&#8217;immagine che deve rappresentare questa sua nuova serie di creazioni il committente ha le idee chiare e questo prende forma concreta in una borsa di tela con all&#8217;interno un teschio anatomico, uno scampolo di una leggera stoffa rossa e, impressa nella mente, l&#8217;immagine del teschio che preme dietro il tessuto.</p>
<p>La prima cosa da fare è allestire il set e rassegnarsi a qualche ora di bricolage.</p>
<p>Il teschio è piuttosto semplice da posizionare, la calotta cranica rimovibile mi permette, con un veloce e forse un po&#8217; truculento intervento autoptico, di far passare del fil di ferro attraverso i seni nasali e agganciare il tutto con facilità allo stativo senza che l&#8217;intervento risulti minimamente visibile.</p>
<p>Per il telo la faccenda si fa più complessa, l&#8217;idea di partenza è mantenere il tessuto teso, in modo da enfatizzare la sensazione di pressione che dovrebbe generare il teschio, una volta che verrà premuto dietro la stoffa.</p>
<p>Per far questo è stato necessario realizzare un&#8217;intelaiatura rettangolare alla quale fissare il tessuto in modo che restasse ben teso, fatto ciò ho posizionato il teschio ed il gioco è fatto&#8230;quasi&#8230;le pieghe&#8230;quelle impossibili pieghe del tessuto che rivestono un ruolo fondamentale nel trasmettere la sensazione di tridimensionalità e di tensione decidono in modo del tutto immotivato ed arbitrario di rispettare le più elementari leggi della fisica e<a href="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step1.jpg" rel="lightbox[1018]" title="Essere o non essere... Rock - Part 1"><img class="alignright  wp-image-988" alt="teschio_step1" src="http://www.professionefoto.eu/wp-content/uploads/2014/05/teschio_step1.jpg" width="461" height="308" /></a> manifestarsi solo in diretta corrispondenza dei punti di maggiore tensione: la fronte ed il mento, ignorando con piglio piuttosto scortese e poco rispettoso i fondamentali zigomi ed arcate sopracciliari.</p>
<p>Mi trovo allora ad un bivio. Da una parte la soluzione artigianale, composta da fil di ferro sotto il tessuto per modellare le pieghe e filo da pesca per creare i necessari punti ti tensione artificiali e dall&#8217;altra la soluzione in fase di editing, dove potrei riprendere successivamente delle sole pieghe per poi adattarle dove mi sarà necessario.</p>
<p>Per una questione di contenimento dei tempi e flessibilità delle soluzione, la scelta mi porta a seguire il sentiero della post-produzione e inizio così la sessione di shooting senza più pensare a quelle perfide pieghe mancanti.</p>
<p>Lo schema di illuminazione è molto semplice e mira fondamentalmente ad esaltare la trama del tessuto ed a creare dei forti contrasti per enfatizzare l&#8217;intensità e la drammaticità del soggetto.</p>
<p>Procedo quindi col sistemare la main light sulla destra del soggetto in posizione molto angolata in modo da avere una luce radente che mi permetterà di ottenere in un colpo solo entrambi i miei obiettivi.</p>
<p>Un soft-box mi servirà per dare un po&#8217; di diffusione alla luce e un pannello riflettente sulla sinistra, per alleggerire un minimo le ombre, in particolare nella parte alta del teschio, completano il tutto.</p>
<p>Allo scopo di valorizzare la sensazione di tensione che deve generare il teschio sotto il tessuto decido di utilizzare in ripresa un obiettivo grandangolare, utilizzandolo piuttosto vicino al soggetto e la scelta cade sul Canon 24 TS-E, non tanto per i movimenti di decentramento e basculaggio&#8230;che in effetti non verranno utilizzati, ma per la sua ottima risolvenza da angolo ad angolo e per la contenuta distorsione geometrica che mi permetterà di non rendere esagerato e caricaturale l&#8217;effetto che desidero.</p>
<p>Dopo aver diaframmato abbastanza da mantenere la profondità di campo su tutto il soggetto e misurato la luce ed i rapporti di contrasto, procedo allo scatto vero e proprio&#8230;e com&#8217;è tipico dello still-life, si realizza in un istante ingiustamente breve tutto il lavoro di pre-produzione e allestimento del set, tutto lo studio e l&#8217;ideazione del progetto.</p>
<p>Ultimati gli scatti delle singole pieghe di tessuto isolate, si passa alla “camera chiara” per lo “sviluppo” del file&#8230;</p>
<p>Ci vediamo venerdì prossimo per la secoda parte di <strong>Essere o non essere&#8230;rock</strong></p>
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